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Blu in Marocco, racconti di confine
Pubblicato circa 16 ore fa su
Di ritorno da Buenos Aires, Blu si è spinto per la prima volta in Africa. Ha attraversato il confine tra la Spagna e il Marocco a Melilla (sul suo blog il reportage fotografico) e proprio lì, sul bordo, si è fermato a parlare con le persone e a dipingere. Ne è nato un pezzo di dimensioni imponenti, in cui la bandiera dell’Unione Europea racconta il destino della maggior parte dei marocchini: ad un passo dall’Europa non vi possono aver accesso perché un gigantesco muro elettrificato e protetto da filo spinato protegge dall’altra parte il benessere degli europei. Le dodici stelle al centro della bandiera diventano così le spine che tengono fuori gli abitanti dell’Africa dall’Europa. Una moltitudine di persone si ammassa ai confini, ogni giorno decine di migliaia di marocchini attraversano la frontiera per lavorare e comprare merci da rivendere. Proprio ai lati di una di queste strade di collegamento fra Marocco e Spagna, Blu ha realizzato il suo pezzo, una visione prospettica che converge al centro. Proprio lì, al cuore di un’Europa sempre più povera e ormai incapace di accogliere popoli migranti, guardano con speranza gli occhi dei giocani marocchini. Blu in Marocco - Aprile 2012 Blu in Marocco, racconti di confine é stato pubblicato su artsblog alle 19:42 di venerdì 18 maggio 2012.
Di ritorno da Buenos Aires, Blu si è spinto per la prima volta in Africa. Ha attraversato il confine tra la Spagna e il Marocco a Melilla (sul suo blog il reportage fotografico) e proprio lì, sul[...]
Claes Oldenburg al Mumok, la carriera di un "pop artist"
Pubblicato circa 17 ore fa su
Ormai la pop art dilaga riuscendo a mimetizzarsi tra i più disparati generi artistici. I suoi soggetti, sempre presi dal mondo della pubblicità, sono ormai riconoscibili e pronti a diventare anch’essi prodotti di consumo. Ma non è sempre stato così. La mostra al Mumok (Museo d’Arte Moderna) di Vienna fino al 28 Maggio dal titolo The 60’s dedicata alla carriera del grande Claes Oldenburg ci farà ripercorrere gli albori del movimento quando ancora la scena era dominata da un’inconsapevole ventata di novità pop. Oldenburg che nel 1953 si trasferì a New York si schierò subito contro l’emotività dell’espressionismo astratto e decise di celebrare la certezza del possesso delle piccole cose, quel senso borghese di solidità dovuto al sentire come propri oggetti quotidiani. Il periodo del post guerra cercava leggerezza e nessuna posizione ideologica o politica. Crea così prima per il suo negozietto, di cibi di plastica colorata, poi per i musei vere e proprie sculture con diversi materiali, sistemandoli in vetrinette da pasticceria. Laccati di vernici brillanti e dalla consistenza opposta al reale, in bella mostra nelle stanze dei musei ci appaiono seducenti più della realtà stessa anche quando mostrano il lato meno appetitoso. Il consumismo è ormai un concetto vecchio per l’uomo occidentale, tant’è che Oldenburg non si limita più a esporre, ma rende giganteschi i suoi oggetti trasformandoli in architetture capaci di dialogare con il paesaggio e di far sentire noi sempre più piccoli. In Italia a Milano, Oldenburg ha lasciato una delle sue simpatiche e ” megalitiche ” sculture “l’Ago e il Filo“, che simula il passaggio sotterraneo della metro, aggrovigliandosi come se fosse di gomma. Cloes Oldenburg non passa di certo inosservato! Foto | Dal sito del Mumok e di Cloes Oldenburg e Coosje Van Bruggen Claes Oldenburg al Mumok, la carriera di un "pop artist" é stato pubblicato su artsblog alle 18:30 di venerdì 18 maggio 2012.
Ormai la pop art dilaga riuscendo a mimetizzarsi tra i più disparati generi artistici. I suoi soggetti, sempre presi dal mondo della pubblicità, sono ormai riconoscibili e pronti a diventare[...]
Dipinti di sabbia colorata
Pubblicato circa 22 ore fa su
Il titolo vi ha subito svelato la curiosità ma ammettetelo: non sembra un tratto di marciapiede colorato? L’artista che ha dato vita a questi capolavori (da non perdere la gallery) si chiama Joe Mangrum e ha realizzato tutto questo semplicemente con della sabbia colorata, tanta pazienza e un elevato talento. La prima foto in apertura post è stata scattata sui marciapiedi di New York. Crea opere, in questa modalità, fin dal 2009 e i risultati li potete sfogliare voi stessi. Decisamente affascinanti… Dipinti sabbia colorata Dipinti di sabbia colorata é stato pubblicato su artsblog alle 14:00 di venerdì 18 maggio 2012.
Il titolo vi ha subito svelato la curiosità ma ammettetelo: non sembra un tratto di marciapiede colorato? L’artista che ha dato vita a questi capolavori (da non perdere la gallery) si chiama[...]
200 lenzuola per non dimenticare Giovanni Falcone
Pubblicato circa 23 ore fa su
Oggi, 18 maggio 2012, è il ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Tra due mesi ricorrerà anche la scomparsa del collega ed amico Paolo Borsellino, entrambi magistrati integerrimi, entrambi uccisi nella loro terra insanguinata dalla mafia, in due tra le stragi più infami della storia della giovane Repubblica Italiana. E se Capaci e Via d’Amelio. In questi due decenni si è fatto di tutto per non dimenticare, numerose le iniziative che hanno coinvolto le scuole italiane, per istillare nei più giovani la cultura della legalità e della lotta senza quartiere a tutte le criminalità organizzate che piegano il paese. Come “Il mondo che vorrei”, una mostra davvero singolare, ospitata presso gli spazi della Triennale di Milano. L’esposizione riunisce, fino al 27 maggio prossimo, le opere realizzate dagli studenti italiani selezionati attraverso un concorso svoltosi durante lo scorso anno scolastico. Ben 2.500 le lenzuola, offerte da Caleffi alle scuole, che sono state interpretate secondo il gusto personale degli “artisti in erba”, ispirandosi alla celebre frase di Falcone “Gli uomini passano, le idee restano”. Evento corredato dalla proiezione in anteprima di “Graffiti”, il cortometraggio sul tema della giustizia sociale, interpretato da Raoul Bova insieme ad un gruppo di giovani attori, a cura della Sanmarco Production. Un’iniziativa promossa da Mediafriends, sostenuta dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e dal Ministero dell’Istruzione per mantenere vivi i valori incarnati dai due “servitori dello Stato”, protagonisti, nonostante tutto, di una pagina di speranza e di impegno. Via | triennale.org Il mondo che vorrei 200 lenzuola per non dimenticare Giovanni Falcone é stato pubblicato su artsblog alle 13:15 di venerdì 18 maggio 2012.
Oggi, 18 maggio 2012, è il ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Tra[...]
The Good Bike Project in Canada
Pubblicato circa 24 ore fa su
Le canadesi Caroline Macfarlane e Vanessa Nicholas, hanno immaginato un riciclo davvero particolare. Per dare nuova vita ai relitti di biciclette sparsi un po’ ovunque per le vie di Toronto, si sono inventate un’idea semplice e geniale. Armate di pittura, piccoli oggetti, elementi naturali ed una buona dose di creatività, hanno trasformato gli scheletri metallici dimenticati qui e là, in veri e propri punti d’interesse urbano. Al grido The Good Bike Project e riprendendo il soprannome classico della città (definita, molto spesso anche ironicamente, “the good”) hanno puntellato il tessuto cittadino in una mappa di punti di interesse estetico, delimitati dalle scelte cromatiche: arancio per gli artisti emergenti, magenta per siti di interesse storico ed artistico, blu per gli edifici comunitari etc… L’iniziativa sembra aver riscosso un ottimo successo, come dimostra uno degli entusiastici commenti, da Marie-Pier Demers (Ottawa): In tutta sincerità: le biciclette sono divertenti, diverse, e anche belle. La città dovrebbe organizzare un evento annuale per trasformare le bici abbandonate in veri e propri arredi durante l’estate. Si tratta di un modo per accrescere la consapevolezza dell’arte, del ciclismo, della creatività e del senso della comunità, ma anche dell’importanza della gestione dei rifiuti e delle pratiche sostenibili. In breve, si tratta di un concetto semplicemente meraviglioso. E le imitazioni non sono mancate, come nel caso di Tessalonica, in Grecia, dove è stato lanciato il Re-Cycling Project. Via | easyjetinflight.com The Good Bike The Good Bike Project in Canada é stato pubblicato su artsblog alle 12:00 di venerdì 18 maggio 2012.
Le canadesi Caroline Macfarlane e Vanessa Nicholas, hanno immaginato un riciclo davvero particolare. Per dare nuova vita ai relitti di biciclette sparsi un po’ ovunque per le vie di Toronto,[...]
Vi racconto la vera storia dell'Unità d'Italia
Pubblicato 1 giorno fa suAlexander Calder. L'equilibrio delle forme e colori nello spazio.
Pubblicato 1 giorno fa suPainting Reality: dipingere la strada attraverso il traffico
Pubblicato 1 giorno fa su
Painting Reality è il video della performance di Iepe, 500 litri di vernici ecologiche a base d’acqua distribuiti sull’asfalto dell’incrocio di Rosenthaler Platz, a Berlino, da oltre 2.000 automobili. Era il 2010 e Iepe si faceva aiutare dai tipi dell’Anonymous Crew. D’improvviso, l’incessante scorrere del traffico viene interrotto dalla comparsa di alcuni misteriosi uomini in bicicletta, fissato al manubrio portano un secchio pieno di colore, che prontamente lasciano cadere quando raggiungono il centro dell’incrocio. Ma chi è Iepe Rubingh? Un artista olandese che si era già fatto conoscere in passato per alcune stravaganti performance in cui il protagonista era proprio l’incrocio stradale, la congestione del traffico. In The Joker Performances, Iepe, vestito da pagliaccio, dirigeva il flusso di gente, facendo stendere ai suoi aiutanti metri e metri di nastro segnaletico in polietilene bianco e rosso fra le persone. L’azione si era svolta prima a Berlino e poi a Tokyo, dove l’artista era stato arrestato e condotto in carcere per dieci giorni. A fianco dell’attività artistica, il signor Rubingh è presidente della World Chess Boxing Organization, una piattaforma internazionale che promuove eventi che integrano scacchi e boxe, secondo quanto raccontato da Enki Bilal nel suo Froid Équateur. Painting Reality: dipingere la strada attraverso il traffico é stato pubblicato su artsblog alle 19:01 di giovedì 17 maggio 2012.
Painting Reality è il video della performance di Iepe, 500 litri di vernici ecologiche a base d’acqua distribuiti sull’asfalto dell’incrocio di Rosenthaler Platz, a[...]
I quadri di Pete Doherty e Amy Winehouse dipinti col sangue
Pubblicato 1 giorno fa su
Pete Doherty è famoso ai più per essere il frontman dei Libertines, nonchè ex-fidanzato della modella Kate Moss e compagno di scorribande della defunta Amy Winehouse; con quest’ultima si è anche cimentato nella produzione di quadri che qualche giorno fa, dopo 10 giorni di mostra, ha messo all’asta alla Cob Gallery di Londra. Come sono i quadri? La peculiarità, come Doherty afferma e come vi avevamo anticipato, è l’applicazione di sangue, dettaglio piuttosto macabro per questi dipinti come dire, bizzarri, che il cantante così spiega all’Independent: “Il sangue gioca un ruolo fondamentale nei miei lavori, così come il sudore e le lacrime…” Le opere forse non hanno riscosso il successo sperato da Pete, a parte quella che come previsto ha venduto di più in assoluto: Ladylike, realizzata con il sangue della Winehouse, che ha fruttato il corrispettivo di circa 44.000 Euro. Peccato non averlo saputo prima per i fan del cantante, che ha messo in vendita la sua collezione di oggetti, oltre ai diari e persino allo scrittoio. Ma questi al momento non sappiamo chi se li sia aggiudicati. I quadri di Pete Doherty e Amy Winehouse dipinti col sangue é stato pubblicato su artsblog alle 15:18 di giovedì 17 maggio 2012.
Pete Doherty è famoso ai più per essere il frontman dei Libertines, nonchè ex-fidanzato della modella Kate Moss e compagno di scorribande della defunta Amy Winehouse; con quest’ultima si è[...]
Correlazioni:
- [17.05.2012] Venduto a 44.000 Euro il quadro di Pete Doherty e Amy Winehouse dipinto col sangue... [Arts | Blog]
Ariana Page Russell: l'arte di usare la pelle come una tela
Pubblicato 1 giorno fa su
Ariana Russell Page è un artista di New York, già nota per molte esposizioni e collaborazioni, che soffre di un disturbo della pelle noto come micropigmentazione. Questa particolare forma di orticaria rende la sua pelle ipersensibile e aumenta la produzione di una sostanza chiamata istamina, che porta ad un fenomeno sorprendente e indolore. Non appena si passa il dito sulla sua pelle, o una penna o un qualsiasi altro oggetto, la trama diventa una linea rossa, poi bianca, leggermente rialzata come un graffio in via di guarigione, che ricorda anche un po’ la pratica dei microdermal o piercing sottopelle. Fin qui nulla di strano se non fosse che l’artista americana ha approffittato di quest’allergia, per fare della sua pelle una vera e propria tela, modificandone i contorni, che poi svaniscono nel giro di trenta minuti. Ariana fotografa questi esperimenti con la propria epidermide, e ci svela una serie di lavori in linea con la filosofia della body art, quella meno dolorosa ma pur sempre catartica. L’effetto finale è impressionante in tutti i sensi, Ariana disegna sul suo corpo per creare piccole opere d’arte, bozze, motivi, e tracce, utilizzando un supporto artistico che grazie alla micropigmentazione è capitato ad hoc, complice anche la creatività di quest’artista. Sul suo sito web Ariana scrive : Abbiamo, in un certo senso, il controllo su quello che vogliamo mostrare agli altri, quello che vogliamo rivelare, ma le emozioni e i tratti della personalità affiorano sempre e comunque. Questo è ciò che ci rende umani, ed io porto questa vulnerabilità, come una pittura di guerra. Via | maedmoizelle.com Foto | Ariana Page Russel Ariana Page Russell: l'arte di usare la pelle come una tela é stato pubblicato su artsblog alle 15:00 di giovedì 17 maggio 2012.
Ariana Russell Page è un artista di New York, già nota per molte esposizioni e collaborazioni, che soffre di un disturbo della pelle noto come micropigmentazione. Questa particolare forma di[...]
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